mamMa come mi porti?!

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Portiamo i nostri bimbi,

portiamoli in braccio,

vicino al cuore,

portiamoli con amore.

Portiamoli, però, ricordandoci che stare appeso tra le gambe, non soltanto può essere scomodo per il bambino in quel punto lì (già, magari, abbastanza ingombrato dalla presenza di un pannolino, a volte anche ripieno); ma può essere anche contrario al suo sviluppo osseo-muscolare, perché non favorisce né la posizione fisiologica di supporto alla schiena né tantomeno offre una posizione seduta naturale a “M”, ossia, con il sederotto più basso delle ginocchia (così come quando ci accovacciamo).

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Questo è un articolo delizioso scritto da un pediatra con la P maiuscola.

Quindi alla scelta di un porta-bebé, sia un marsupio strutturato (esistono anche fisiologici!), sia una fascia, bisogna tenere in considerazione il modo in cui vogliamo portare i nostri bambini.

Qui la mia riflessione va oltre all’informazione, va a qualcosa che credo sia legato alla mia continua ricerca di conoscermi e di capirmi, nel farmi delle domande e cercare la risposta a seconda di quel che mi calza, che mi rasserena e a ciò che mia figlia mi insegna dal giorno che è venuta al mondo.

Portare un bambino non significa pensare di avere le mani libere, di stare più comodi e di essere meno ingombranti senza l’utilizzo di un passeggino, o pensare di nutrirlo camminando (OMG!), almeno per come la vedo io. E dal mio punto di vista – che cambia e si amplifica ogni giorno, e grazie a *S –  dico che il mio primo pensiero quando si porta un bambino è di darsi a lui/lei per completo, in toto, essere disposti a spogliarsi di ogni altro pensiero o priorità, di accogliere quel piccolo e di donargli ciò di cui ha bisogno in quel momento: contatto, calore, sicurezza, protezione. Dare senza aspettare di ricevere. Condividere,  vivere. Stare insieme. Tutto ciò che accade dopo, sono semplici conseguenze.

Certo, bisogna sentirselo di fare, e per poter sentire questa voce che ci chiede di concentrarci completamente sul nostro bambino, bisogna smettere di ascoltare cosa dicono gli altri, ciò che “si fa così-cosà o non si fa”, e ascoltare ciò che vogliamo veramente noi stessi.

Non è semplice ascoltare noi stessi, bisogna provarci ogni giorno. Per conoscerci e per permettere ai nostri figli di conoscerci genuinamente.

Ci provo, in certe giornate ci riesco, in altre non, l’importante è persistere 😉

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*Socrate diceva che la sua saggezza era limitata alla sua propria ignoranza. Secondo lui, la verità, nascosta in ognuno di noi, è visibile  soltanto agli occhi della ragione. Credeva che gli errori sono conseguenza di ignoranza humana. L’intenzione di Socrate era portare le persone a conoscere i propri limiti (“Conosci te stesso”).

Il Primo Amore…

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Si dice che il primo amore non si dimentica mai.

Mi sa proprio che è la verità..lo dice una che l’ha rivisto qualche giorno prima del matrimonio, ed è tornata quell’emozione della prima volta.

I primi sguardi, il profumo, il primo abbraccio, la sensazione di pace e confort che la sua presenza mi dava…tutto ciò che conteneva lui, la sua storia, il nostro vissuto insieme, tra lacrime e sorrisi, tra gite e notti dormite accoccolati, noi, di nuovo insieme..

Era passato tanto tempo, ma lui era rimasto uguale, identico, sempre lo stesso.

Lì ad aspettarmi.

Tutto l’amore che conteneva, l’amore di chi me lo aveva presentato, e l’amore instaurato tra di noi, era ancora lì.

Dopo anni dato per perso, lui era tornato e stavolta per restare!

Lei me lo aveva presentato, e lei anni dopo l’aveva riportato da me, nel momento più bello della mia vita.

Lei, e lui, insieme a me nuovamente.

Amori senza tempo, senza misura.

Lei, dopo tanto tempo, dopo una vita dedicata a farmi felice, se ne va…così, con un soffio di vento.

Resta lui, insieme a tutti i ricordi più belli, lacrime, gioia, dolori e sorrisi.

Come non condividerlo?

Tutti prima o poi si innamorano, e lui è quello giusto!

I miei primi amori mi ha fatto conoscere lei, che mi amava smisuratamente..

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Vieni qui, ti porto io!

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Qualcosa di naturale, di istintivo, di genuino.

Non dipende da nessuno, o di qualsiasi altra cosa.

Basta ascoltarsi, ascoltare l’altro, anche se dice pian pianino.

Lo sanno tutti, in verso e in prosa .

Anche senza maggiori attributi.

Portare i bambini è alla portata di tutti.

Tiramisù | Autosvezzamento.it

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C’era una volta un bebè….

e ci chiedevamo: per andare dove doveva andare come doveva andare?

Portata, ovviamente 😉

Ed ecco qui l’articolo pieno di affetto che ho scritto appositamente per i miei amici  di http://www.autosvezzamento.it!

Tiramisù | Autosvezzamento.it.

Spulciate tutto il sito, se volete arricchirvi di informazioni non solo utili ma indispensabili per la vostra famiglia!

Press START to initiate

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And here we go!
Inizialmente non pensavo di voler mettere all’aperto le mie riflessioni o sentimenti, poi invece ho capito che mi ha fatto tanto bene leggere e identificarmi con chi lo ha fatto prima di me, e ho deciso.
Beh, da quando ho deciso ne è passato di tempo..ecco ed è già da un po’ che volevo farlo.
 
Da quando ho scoperto di averti, dopo averti tanto cercata.
Da quando non sapevo se chiamarti lei o lui; da quando ho passato un periodo a letto, per non perderti.
Da quando ho scoperto il tuo nome e ti ho portato in giro per l’Europa, ben custodita in una valigia tutta tua, dentro di me.
Da quando ho messo su una nuova biblioteca per cercare di capire il passaggio da me-ragazza a me-mamma.
Questo pezzo mi spaventava, il me-mamma…no, io ero una me-ragazza!
 
Non è strano che spesso abbiamo un sogno, un desiderio, una meta che vogliamo tanto raggiungere e…quando ci troviamo lì, al risultato, ecco, sembra che non sappiamo come reagire? Ci si sente in un sottovuoto, in uno spazio-tempo-dimensione impalpabili, e ci si mette un bel po’ per uscire dalla sensazione che non sia tutto surreale…
Pensavo che qualcosa cambiava in me, ma giusto qualcosa…invece so di essere stata portata da te a fare un upgrade molto più ampio da quanto immaginassi. Avevo certe convinzioni, che pian piano si sono svanite, non valevano oramai nulla, erano soltanto teoria (beh anche pratica, ma non corrispondeva a ciò che provavo in quel momento), e dopo essermi liberata di tanti concetti che in realtà non mi appartenevano, ho aperto spazio ad una conoscenza più ricca, più profonda, naturale, istintiva, vera!
 
Il passaggio è stato lento e graduale, ma tu mi hai guidata dolcemente di pari passo con la tua crescita..da fagiolino ad albicocca, da pupazzetto a bebè, da bambolina a bambina-terremoto. E l’amore che sentivo crescere ogni giorno era imparagonabile, unico, sconosciuto, forte come mai avevo sentito prima. Ho scoperto di osservarti per imparare, senza accorgermene. Giorno dopo giorno, crescevamo insieme, ogni cosa nuova per te, lo era ovviamente anche per me, e nessuno ci poteva ‘guidare’ se non noi stesse…lasciate libere per essere portate  dovunque il vento soffiasse, ma insieme, sempre.
 
 
Il percorso continua, tu mi dai la manina e mi porti verso questi sentimenti immensi e nuovi, e noi continuiamo a fare scoperte sorprendenti ed a stupirci ancora, ma ti vorrei ringraziare, piccola mia, per avermi guidado così dolcemente in quello che per me era lo sconosciuto mondo delle mamme, dove ora mi felicemente ritrovo.
 
Non smettere mai di stupirmi, ‘amoie’ mio!